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Il Volo

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Da una linea forte nasce una debole e da una linea debole una forte.

Le “Grand-Paris” de Castro

Ponts suspendus et gratte-ciel : l??le de Vitry

Ponts suspendus et gratte-ciel : l'île de Vitry

Etirer les tours de la place des Fêtes, au cœur du XIXe, vue depuis le canal de l'Ourq.

Etirer les tours de la place des Fêtes, au cœur du XIXe, vue depuis le canal de l'Ourq

1 - Clichy devient aussi sympa que Montmartre :

2 - on le met où, le Ministère de la Défense ?

Roland Castro a imaginé le parc de la Courneuve totalement transformé à la manière de Central Park à New York

Roland Castro a imaginé le parc de la Courneuve totalement transformé à la manière de Central Park à New York

3 - un nouveau quartier fait rêver les jeunes :

4 - Villiers-le-bel, pôle d’excellence :

5 - une sortie culturelle au lac de Créteil, ça vous branche ?

Grand Paris 2050


Ci fu una generazione che volle rispondere a tutto.Allora gli chiesero e dovette rispondere di tutto.

Erri De Luca, Aceto, Arcobaleno

Bike Taxi

L’artista Finlandese Mimosa Pale ha deciso che il mondo è troppo uomo-centrico. Siamo d’accordo. Tuttavia, lascia perplessi la protesta attuata dalla Pale: tre volte a settimane gira per le strade di Helsinki, invitando gli abitanti a fare un giro all’interno della vagina gigante montata in cima alla sua bike-taxi.

Vagina bike, Mimosa Pale

Finnish artist Mimosa Pale feels the world is too man-parts-centric. We’d agree. However, we’re not sure what to think about a form of protest that includes thrice weekly cruising the streets of Helsinki. inviting its inhabitants to take a ride by slipping inside her giant disembodied vagina mounted on top of her bike taxi. It’ll invite discussion for sure, and yes, that is one of the expressed objectives for this mobile art and protest piece. But what does “Oh my god, there goes the giant vagina bike taxi again” do to help the distaff-first movement anyway? Doesn’t it just end up creating a false caricature of sorts of the feminine anatomy, seemingly inviting ridicule and toss-aside jokes from external commenters with no understanding of the real implications of the piece? Whatever, who cares — check out the NSFW shots of the va-jay-jay bike below the jump!

Vagina Bike, Mimosa Pale


La gente che mi conosce sa molto bene che nulla al mondo può forzarmi ad agrire contro le mie convinzioni. E, anche questa volta, le cose stanno così. Boris Pasternàk (lettera alla “Pravda” in occasione del rifiuto del Nobel)

Charles-Edouard Jeanneret

Fino alla prima metà del XVIII secolo una sola cosa era sicura nell’Architettura: il Classicismo, nato in Grecia, cresciuto a Roma, riscoperto infine nelle corti Rinascimentali. Le regole dell’Architettura erano quindi delineate, stabilite, inconfutabili e incrollabili. Metodi di costruzione, finestre o porte, colonne o frontoni. Le città prendevano sempre più forma seguendo i canoni classici e pochi erano gli architetti che si permettevano di sforare dal canone classicistico dell’epoca, per paura di ricevere una disapprovazione dalla clientela.

Anche per quanto riguarda costruzioni più semplici e poco costose le direttive erano ben precise. Non dettate da un pensiero culturale comune, ma bensì costretto da una serie di limitazioni:

- Clima. In mancanza di tecnologie per combatterlo, si decideva come alzare un muro nel modo più sensato, incatramare un tetto o rinzaffare una facciata a secondo delle condizioni meteorologiche del posto.

- Trasporto dei materiali. Le scelte non erano poi così varie, visti i costi eccessivi dei trasporti. I proprietari sceglievano tra le materie che vi erano disponibili: pietra, legname o fango.

- Edilizia. I viaggi erano costosi, quindi le conoscenze di costruzioni erano limitate, neanche la stampa aiutava molto a conoscere le architetture di altri paesi (ecco perché nella tradizione nordica sembra che Gesù sia nato in uno chalet).

Ciò diede vita a forti identità architettoniche locali.

Nel 1747, Horace Walpole, il figlio minore del primo ministro britannico sir Robert, acquistò un cottage di un ex cocchiere e i 40 acri di terreno circostanti nel sobborgo londinese di Twickenham, sul Tamigi, e si apprestò a costruire qualcosa di nuovo che avrebbe fatto discutere molto sull’idea di bella casa. Non optò per una villa Palladiana o simile, egli fece costruire la prima casa neogotica del mondo: Strawberry Hill.

Strawberry Hill House

Nessuno prima d’allora si era cimentato nel decodificare l’architettura religiosa del Medioevo per un ambiente domestico. Walpole si dedicò alla casa per circa un quarantennio, non era incline a tacere delle sue fatiche e invitò a vederla tutte le persone che conosceva; arrivò anche ad organizzare visite a pagamento. Il Neogotico divenne di moda.

Con l’avanzare del neogotico l’architettura ebbe nuovi stimoli, crebbe la curiosità per stili di altre epoche e civiltà. All’inizio dell’Ottocento, nella maggior parte delle nazioni occidentali chi decideva costruire una casa poteva scegliere una vasta gamma di stili, si crearono cataloghi. Il più famoso dell’epoca era “The Encyclopaedia of Cottage, Farm and Villa Architecture” di John Loudon, il quale mostrava ai costruttori fai-da-te progetti per costruire case tipiche di ogni parte del mondo: rapidamente le caratteristiche architettoniche regionali vennero spazzate via.

La vasta scelta portò a un periodo di caos, evidenziato da Castle Ward, la casa voluta dal visconte di Bangor e lady Ann Bligh, situata nell’Irlanda del Nord. Il visconte ammirava il neoclassicismo, Ann privilegiava uno stile neogotico. L’architetto per riuscire ad accontentare entrambi decise dunque di dividere in due la casa: posteriore neogotico, anteriore neoclassico. La stessa divisione avveniva anche all’interno ovviamente.

Castle Ward Facciata Anteriore

Castle Ward Facciata Posteriore

I critici inorridirono e iniziarono ad abbozzare una nuova misura di consenso visivo. Nel 1828 un architetto tedesco, Heinrich Hübsch, pubblicò un libro “In welchem Style sollen wir bauen?” (In quale stile dobbiamo costruire?). Non vi fu una vera risposta a questa questione, forse perché la domanda venne ritenuta irrilevante e oziosa.

Intanto gli ingegneri si erano impadroniti dei nuovi edifici della Rivoluzione Industriale e pian piano misero a tacere ogni discussione sulla bellezza dell’architettura. Grandi padroni del ferro, dell’acciaio, del cristallo e del cemento costruirono ponti, hangar ferroviari, acquedotti e banchine portuali. Portavono a compimento ogni loro opera senza chiedersi in alcun modo quale fosse lo stile migliore da adottare. E a dispetto di questa indifferenza gli ingegneri edificarono le costruzioni più impressionanti di questa epoca confusa.

Questa nuova filosofia mise in discussione tutto ciò che l’architettura aveva sempre rappresentato:

Trasformare qualcosa di utile, pratico, funzionale in qualcosa di bello: questo è il compito dell’architettura. (Karl Friederich Schinkel)

L’architettura diversamente dalla pura e semplice edilizia, è l’ornamento della costruzione. (sir George Gilbert Scott)

Per una minoranza di architetti, gli ingegneri rappresentarono una salvezza, perché possedevano ciò che a loro mancava: certezze.

Finite le discussioni sull’estetica, gli architetti si concentrarono sulla funzionalità, la verità tecnologica.

Che tipo di casa avrebbe costruito l’architetto che avesse rinunciato all’interesse per la bellezza, concentrandosi solo sul suo funzionamento meccanico? A voler credere al suo creatore, doveva assomigliare a Villa Savoye.

Villa Savoye

Nella primavera del 1928 una coppia di Pariri, Pierre ed Emilie Savoye, contattò l’architetto svizzero Charles-Edouard Jeanneret, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Le Corbusier, chiedendogli una casa in campagna. All’epoca, Le Corbusier aveva già progettato una quindicina di abitazioni e aveva una certa fama internazionale, soprattutto riguardo le sue opinioni categoriche sull’architettura:

Gli ingegneri sono sani e virili, attivi e utili, morali e gioiosi.

Gli architetti sono disillusi e oziosi, chiacchieroni e malinconici. Il fatto è che presto non avranno più nulla da fare. Non abbiamo più soldi per ammucchiare cimeli storici. Abbiamo bisogno di lavarci. Gli ingegneri provvedono al bisogno, ed essi costruiranno.

Egli credeva nella casa austera e pulita, disciplinata e sobria, odiava gli ornamenti e per questo aveva pietà per la famiglia reale britannica e per la carrozza tutta oro e fregi su cui si spostava quando, ogni anno, andava ad aprire il Parlamento. Suggeriva ai reali che imparassero a viaggiare per il regno con un auto da corsa Hispano-Suiza del 1911. Ribattezzò Roma, meta abituale d’istruzione dei giovani architetti, come “città degli orrori”, “perdizione di coloro che non sanno molto” e “cancro dell’architettura francese”, a causa dell’abbondanza di particolari barocchi, affreschi e statue.

I libri di Le Corbusier destinavano attenzioni e riguardi per turbine elettriche da 40.000 kilowatt o per un ventilatore a bassa pressione e non più a cattedrali e teatri d’opera.

Quando un redattore di una rivista gli chiese quale fosse la sua sedia preferita, egli rispose che era il sedile di una cabina di pilotaggio, descrivendo quando per la prima volta, nel 1909, aveva visto un aeroplano volare nel cielo sopra Parigi ed etichettandolo come il momento più significativo della sua vita. Poiché per esigenze di volo gli aeroplani erano privi di decorazioni superflue e quindi si trasformavano in creazioni architettoniche perfette. Porre una statua classica in cima ad una casa è tanto assurdo come metterne una su un aeroplano. “L’avion accuse” concluse.

Le Corbusier elencò (”scientificamente” garantì ai suoi lettori) una semplice lista di requisiti che doveva avere una casa, possibili altre aggiunte le definì “ragnatele romantiche“. La funzione di una casa era “un riparo contro il caldo, il freddo, la pioggia, i ladri, gli indiscreti. Un ricettacolo di luce e di sole, un certo numero di stanze destinate alla cucina, al lavoro, alla vita intima“.

Fonti: Architettura e Felicità (Alain de Botton); wikipedia.org

Peanuts - Con il naso all’insù

Peanuts, Charlie Brown, Linus, con il naso all'insù


Nastro Azzurro Design Award

“Nastro Azzurro Design Award” è un concorso rivolto a giovani creativi, designer, stilisti, artisti, grafici, studenti o professionisti, italiani o stranieri che vivono o lavorano in Italia, chiamati a realizzare progetti creativi nei campi della comunicazione, delle arti visive, del disegno industriale che andranno a comporre la collezione di oggetti impossibili Unbeerlievable Collection 2008.
L’iniziativa nasce dall’idea di dare spazio ai giovani talenti di interpretare valori quali l’originalità, l’ironia, la creatività, la capacità di concepire soluzioni inusuali che costituiscono l’essenza del brand Nastro Azzurro e allo stesso tempo sono proprio quei tratti amati e apprezzati in tutto il mondo come segno distintivo di un certo approccio tutto italiano al design.
In questa comunanza di valori si esplica il legame tra Nastro Azzurro e il Design, due eccellenze italiane amate in tutto il mondo e capaci di “ispirare” talenti nei campi della creatività.
A partire dall’uso dell’icona della bottiglia Nastro Azzurro 33cl il concorso darà ai partecipanti l’occasione di reinventare oggetti d’uso quotidiano per realizzare creazioni ironiche e innovative ai limiti del surreale e dell’improbabile interpretando l’attitudine italiana e di Nastro Azzurro per l’originalità e l’abilità nel concepire soluzioni inedite, e fuori dagli schemi. Dinamismo, brio, assoluta libertà d’inventiva e rigore qualitativo sono gli strumenti con cui intervenire sulla realtà quotidiana trasformandola mediante interpretazioni ironiche e fuori dall’ordinario, in una costante tensione creativa verso l’eleganza ed il bello.

Nastro Azzurro Design Award

James Dyson & Tricarico

Mi era venuto il pallino di sapere com’era finito il James Dyson Award 2008. Fino a qualche giorno fa si potevano trovare un bel po’ di siti che facevan pubblicità ai due “talenti” napoletani (Nicola e Mauro) e alla loro Doccia morbida. Sembra sian arrivati noni, non male. Il Vincitore è Michael Chen della Middlesex University.

Reactiv , Michael Chen

Michael was inspired by the Nintendo Wii to come up with Reactiv - a responsive cycling jacket.
The jacket uses an accelerometer that senses movement to change the colour of the LEDs in the back from green (accelerating) to red (braking). It has amber LEDs in the arms which are activated by a tilt switch behind the elbow. These light up when the arm is lifed, indicating the cyclist is about to turn.
A friend who volunteered to wear the jacket, was subjected to hours of iterations, masking tape and an achy arm, while Michael determined the ideal place for the switch.
Reactiv allows the cyclist to communicate their intentions to other travellers and thus it will hopefully reduce the 20,000 incidents involving cyclists on London’s roads every year.
British judges were impressed by the simplicity and effectiveness of Michael’s design.

La Galleria di quest’anno


Tricarico - Vita Tranquilla
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Richard Rogers + Architects

Richard Rogers + Architects

SL370285

Inserito originariamente da volo_della_notte

Mostra al Centre Pompidou, Parigi. Qualche foto su mio flickr.

Design

Differenza tra Design e Restyling o anche styling. Il Design è la ricerca per la realizzazione di un qualsiasi prodotto, la ricerca di un’idea innovativa, diversa e affascinante. Lo Styling è la cosidetta revisione stilistica e tecnica di un qualsiasi prodotto.

Progettare è facile quando si sa come si fa.
Tutto diventa facile quando si conosce il modo di procedere per giungere alla soluzione di qualche problema, e i problemi che si presentano nella vita sono infiniti: problemi semplici che sembrano difficili perché non si conoscono e problemi che sembrano impossibili da risolvere.

Bruno Munari “Da cosa nasce cosa”

Lezione di Marketing e Pubblicità

Sei ad una festa e vedi una donna meravigliosa.
Ti avvicini e dici: Sono un fenomeno a letto!
Questo è Marketing Diretto

Sei ad una festa con degli amici e vedi una donna meravigliosa.
Uno dei tuoi amici le si avvicina e dice: Quello è un fenomeno a letto!
Questa è Pubblicità

Sei ad una festa e vedi una donna meravigliosa.
Ti avvicini e le chiedi il numero di cellulare.
Il giorno dopo le telefoni e dici: Sono un fenomeno a letto!
Questo è Tele-marketing

Sei ad una festa e vedi una donna meravigliosa, la conosci.
Ti avvicini, le rinfreschi la memoria e dici: Ti ricordi di come io sia un fenomeno a letto?
Questo è CRM (Customer relationship management)

Sei ad una festa e vedi una donna meravigliosa.
Ti alzi, ti sistemi i vestiti, le versi da bere, ti avvicini, le comunichi quanto sia buono il suo profumo, ammiri i suoi vestiti, le offri una sigaretta e dici: Sono un fenomeno a letto!
Queste sono Relazioni Pubbliche

Sei ad una festa e vedi una donna meravigliosa.
Ti avvicini e dici: Sono un fenomeno a letto! ed in più le mostri certe parti anatomiche dal vivo.
Questo è Merchandising

Sei ad una festa e vedi una donna meravigliosa.
Lei si avvicina e ti dice: Ho sentito che sei un fenomeno a letto!
Questo è Branding, il potere del marchio.

Sei ad una festa e vedi una donna meravigliosa.
Ti avvicini e dici: Sono un fenomeno a letto e resisto tutta la notte
Questa è Pubblicità Ingannevole, ed è punita dalla legge.

Revenons à nos moutons

Ritorniamo ai nostri montoni, si direbbe a Parigi. Non so proprio se in Francia ci siano tanti montoni, ma se lo dicono non sarà certo una bufala.

Ho passato e visto “L’amore ai tempi del colera”, film che ho seguito interessato, non so però ancora bene se parasse a qualcosa. Sembrava un Casanova frustrato. Era però vivace nel racconto. Oppure sarà stato sentire la Mezzogiorno recitare in inglese che mi ha particolarmente divertito “uen ai sau iùù” ! Cercavo di estrapolare i pezzi, poi ho notato una certa incompatibilità divx per il taglio e mi sono rotto, se avrò del tempo da perdere ancora mi ci dedicherò.

Intanto però devo tornare ai miei montoni, che si chiamano “casa vagante”, “totano” e “pinocchio”. Perché nella mia facoltà sappiamo essere innovativi o almeno si cerca di esserlo. I prof ti scaricano addosso tutta la loro rabbia per non aver concluso molto di efficace forse nella loro professione e ti indirizzano a ricercare sempre qualcosa di nuovo ed innovativo, ma di “bello”? Di bello non ne parlano, sono troppo presi dal cercare un’idea nuova, poi se è veramente utile una cosa o meno non sembra stia a noi dirlo, noi buttiamo giù idee, loro cercano ispirazione. Certo, il corso di Visual e Graphic Design sembra indirizzato in un’altra maniera, sarà che è gente in gamba.


paura e delirio a las vegas

Duke (Pietro): Perché non… Tufù e… Ifiao.. Noffonaffandiffiaffabofoafa prefendeferefellafa rofobafa, nefel, bafalgafà.. iafà iofò?
Avv. Gonzo (Paolo): Assolutamente sì, prendiamo la roba.

Design

> Ma è vero che voi di Disegno Industriale vi sentite un po’ artisti?

> Io mi sento un po’ coglione

Next,


Before you go

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