Tranquillità viene ricercata inconsciamente negli atti quotidiani ancora prima delle necessità primarie: mangiare, dormire, respirare, sopravvivere.
Ci si sveglia la mattina, e dopo le prime avvisaglie della giornata si mira al momento in cui la giornata si debba chiudere la stessa.
Si inizia la settimana con il mirare al Weekend, per il motivo di riposarsi: “la settimana è finita, ora si riposa”.
Si lavora per poter stare tranquilli da vecchi. Paradossalmente, un vecchio sa che può crepare da un momento all’altro.
Questi sono i presupposti inconsci di tranquillità cardine di un’esistenza diciamo mediamente comune.
Ci sono poi quelli che vivono senza tranquillità e quelli che non hanno pensieri. Ma sono due classi a parte: capiranno anche loro che prima o poi, la tranquillità finisce.
La tranquillità che è sufficiente per una persona è in realtà una cosa composta di piccole ripetizioni quotidiane che non varino mai: tutte quelle piccole cose che entrano a far parte della Consuetudine, della Ripetitività della Giornata, del Comune. Una giornata può essere diversa dall’altra, ma ci sono sempre quelle quattro o cinque cose che vengono ripetute giornalmente, per abitudine. La tranquillità è quindi poter fare quelle cose cui siamo normalmente abituati, mettendo in buona considerazione comunque eventuali imprevisti che possano complicare [ o migliorare ] l’arco delle 24ore.
Quando però queste cose vengono a mancare, quando un punto saldo viene a mancare, quando qualcosa stona anche lievemente l’armonia della ripetizione, una sommaria essenza di panico viene a nascere. Un’agitazione di fondo, nemmeno troppo pronunciata, recondita, che però ha la capacità di scardinare una semplice giornata.
La tranquillità è quindi relativa alla Noia, se vogliamo, Noia costituita dal ciclico ripetersi di svariati eventi fissi della giornata. Eppure, non vengono mai identificati come Noiosi o di qualsivoglia fastidio, tali eventi: servono a mantenere equilibrio.
Poi c’è il concetto opposto alla tranquillità : la consapevolezza che le cose buone non durano a lungo, che bisogna comunque preparsi a capire che la tranquillità non è un diritto, è un colpo di culo.
Scelgo la parola “Tempesta” perchè è una buona misura di paragone. Mettiamo come tempesta qualcosa che effettivamente ha potere di scardinare la giornata, per cui se per “venticello” si può considerare beccare tutti i semafori rossi, abbiamo un paragone per Tempesta facile alla mente per ognuno. E trovatevelo, non sono qui a fare esempi.
In casi poi limite, esiste anche l’Uragano eh, non che la Tempesta sia il massimo potenziale di distruzione: non c’è limite al peggio [ frase fatta? Sticazzi. ] e potenzialmente, c’è il limite al meglio. “Meglio di così non mi poteva andare”: anche questa una frase fatta. Ora, da bravi, quante volte l’avete detta e sapevate che fosse anche vera?
Dov’è la soluzione illuminata a tutto ciò? Non c’è, e mi sembra anche piuttosto semplice. Certe volte proprio non ci si può fare niente, se non limitare i danni e vedere di arrivare al prossimo lasso di Tranquillità . Magari il caffè di dopopranzo.