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Il Volo

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Da una linea forte nasce una debole e da una linea debole una forte.

Valentina non ha capito il senso sociale dell’Oliva Ascolana

Cara Valentina, non siamo davvero noi il peggio. Il peggio sono loro, e quelli come noi purtroppo si adeguano. Se facciamo qualcosa, è sempre pur vero che lo facciamo per te, perchè dopotutto, noi siamo pigri. Siamo uomini troppo distratti da cose che riguardano vite e fantasmi futuri, per ammalarci d’amore. Il fatto è che nell’idilliaca visione del concetto che hai, non consideri che se ti mandiamo Affanculo, lo facciamo per te, amore mio.

La versione scostante dell’essere umano subentra quando iniziamo a fregarcene di più o meno tutto, nella successiva interpretazione dell’attesa che tu valentina, capisca davvero come vanno le cose. Sconfiggere la noia col dare, che fare o non fare. Cosa fai, non mi vuoi? Tanto è uguale.

Tempo: Presente Vs Futuro in Importanza del Momento.

Capita alle volte che qualcosa dia sufficientemente fastidio, crei una condizione di rifiuto o semplicemente mera insofferenza. Spesso ci si arrovella su come porre soluzione a questo o quel problema, derivato da quel qualcosa che denota quel fastidio sempre presente. Al presente, quel fastidio è martellante, incredibilmente incombente. Al Futuro… tra sei mesi, te ne fotterà davvero qualcosa?.

Reazione Ragionata vs Reazione Impulsiva

Scrivo un po’ di getto e un po’ a caso, senza una vera e propria tematica decisa prima di tutto un po’ perchè è tanto che non scrivo, un po’ perchè mi annoio e un po’ perchè Ragione e Reazioni ultimamente mi seguono spesso.
Definendo Ragione la capacità di Ragionare e non quindi “l’aver Ragione”, considero la parte più estrema dei contesti di Reazione. Ad Azione corrisponde Reazione, non ovvia o scontata, ma Involontaria. Il grande limite dell’individuo è mantenere una propria spontaneità in funzione alle altrui decisioni o azioni, che sfociano nella Reazione: un qualsiasi atto prevede un Giudizio automatico della nostra indole, dove per quanto giudicato coi nostri canoni di principio, non viene comunque Ragionato ed è quindi, Impulsivo. Sfugge quindi alla possibilità di dominazione della Ragione ciò che noi riceviamo dalle altrui mosse: emozioni, giudizi, reazioni, pensieri. Vero è che se la Reazione è Impulsiva, possiamo comunque Governare quelle che sono le nostre mosse, fermandoci a considerare che una Reazione Ragionata [RR] è diversa da una Reazione Impulsiva[RI]. La Seconda è un buon metro di giudizio per noi stessi, in quanto ci mette bene in vista quelli che sono i nostri pensieri verso “EventoX da PersonaY”, con una sufficiente brutalità che spesso, ha da se come successivo concatenamento di eventi, farci Ragionare sull’EventoX. Di fatto, non è sempre così: spesso la prima reazione è anche l’unica che si ottiene e si perpetra seguendo la “Spontaneità” dettata dallo strascico di sensazioni chiamate a risveglio da EventoX. La RR va invece decisa e per arrivare ad ottenerla, bisogna decidere a Priori che si deve perdere spontaneità, seguire una serie di considerazioni che possono per quanto legittime non sono le finali più ovvie. La RI sovrasta la RR per velocità e impatto, spesso troncando la possibilità susseguita di arrivare ad una RR: un esempio banale è la Rabbia. EventoX scatena qualcosa di veramente furente in me, la Rabbia sale ed ecco persa la possibilità di Ragionare sulla consecuzione di Reazioni. E’ per certi versi negare un po’ se stessi e la propria identità, per ottenere un risultato migliore e più convalidato dalla nostra stessa indole di Ragione: perdere spontaneità in favore di un pensiero analizzato punto per punto probabilmente porta a nascondere ciò che sarebbe naturale esternare ma è un compromesso necessario, per Ragionare.
Fermarsi.
Ragionare.
Concludere.

Tranquillità Relativa in Attesa di una Tempesta.

Tranquillità viene ricercata inconsciamente negli atti quotidiani ancora prima delle necessità primarie: mangiare, dormire, respirare, sopravvivere.

Ci si sveglia la mattina, e dopo le prime avvisaglie della giornata si mira al momento in cui la giornata si debba chiudere la stessa.
Si inizia la settimana con il mirare al Weekend, per il motivo di riposarsi: “la settimana è finita, ora si riposa”.
Si lavora per poter stare tranquilli da vecchi. Paradossalmente, un vecchio sa che può crepare da un momento all’altro.

Questi sono i presupposti inconsci di tranquillità cardine di un’esistenza diciamo mediamente comune.
Ci sono poi quelli che vivono senza tranquillità e quelli che non hanno pensieri. Ma sono due classi a parte: capiranno anche loro che prima o poi, la tranquillità finisce.

La tranquillità che è sufficiente per una persona è in realtà una cosa composta di piccole ripetizioni quotidiane che non varino mai: tutte quelle piccole cose che entrano a far parte della Consuetudine, della Ripetitività della Giornata, del Comune. Una giornata può essere diversa dall’altra, ma ci sono sempre quelle quattro o cinque cose che vengono ripetute giornalmente, per abitudine. La tranquillità è quindi poter fare quelle cose cui siamo normalmente abituati, mettendo in buona considerazione comunque eventuali imprevisti che possano complicare [ o migliorare ] l’arco delle 24ore.

Quando però queste cose vengono a mancare, quando un punto saldo viene a mancare, quando qualcosa stona anche lievemente l’armonia della ripetizione, una sommaria essenza di panico viene a nascere. Un’agitazione di fondo, nemmeno troppo pronunciata, recondita, che però ha la capacità di scardinare una semplice giornata.
La tranquillità è quindi relativa alla Noia, se vogliamo, Noia costituita dal ciclico ripetersi di svariati eventi fissi della giornata. Eppure, non vengono mai identificati come Noiosi o di qualsivoglia fastidio, tali eventi: servono a mantenere equilibrio.

Poi c’è il concetto opposto alla tranquillità: la consapevolezza che le cose buone non durano a lungo, che bisogna comunque preparsi a capire che la tranquillità non è un diritto, è un colpo di culo.
Scelgo la parola “Tempesta” perchè è una buona misura di paragone. Mettiamo come tempesta qualcosa che effettivamente ha potere di scardinare la giornata, per cui se per “venticello” si può considerare beccare tutti i semafori rossi, abbiamo un paragone per Tempesta facile alla mente per ognuno. E trovatevelo, non sono qui a fare esempi.
In casi poi limite, esiste anche l’Uragano eh, non che la Tempesta sia il massimo potenziale di distruzione: non c’è limite al peggio [ frase fatta? Sticazzi. ] e potenzialmente, c’è il limite al meglio. “Meglio di così non mi poteva andare”: anche questa una frase fatta. Ora, da bravi, quante volte l’avete detta e sapevate che fosse anche vera?

Dov’è la soluzione illuminata a tutto ciò? Non c’è, e mi sembra anche piuttosto semplice. Certe volte proprio non ci si può fare niente, se non limitare i danni e vedere di arrivare al prossimo lasso di Tranquillità. Magari il caffè di dopopranzo.

La Torre Nera, La Sfera del Buio: Cuthbert ed Alain

Ad Hambry se ne parlò per tre anni: tre decenni dopo la caduta di Gilead e la fine dell’Affiliazione, se ne parlava ancora. Ancora allora c’erano più di cinquecento vegliardi (e qualche nonnetta) che sostenevano di essere al Riposo e di aver visto tutto.
Depape era giovane e aveva la velocità di una serpe. Ciononostante non arrivò nemmeno vicino a sparare un colpo in direzione di Cuthbert Allgood. Si udirono uno schiocco e un sibilo al rilascio dell’elastico, si vide un raggio metallico attraversare l’aria affumicata del saloon come una riga sulla lavagna, poi Depape gridò. [...] Frattanto Cuthbert aveva già ricaricato la sua fionda tendendo l’elastico. “Ora” disse, “se vuoi prestarmi la tua attenzione, mio buon signore…”
“Io non posso parlare per la tua” intervenne alle sue spalle Reynolds “ma ti metto a disposizione la mia, amico. Non so se sei bravo con quell’aggeggio o il tuo è stato solo un gran colpo di culo, ma in ogni caso adesso hai finito di giocarci. Molla l’elastico e posa la fionda. Quel tavolo che hai davanti a te è l’unico posto dove voglia vederla.” [...] “Credo mio buon signore, di dover esprimere il mio rammarico e declinare l’invito”
“Che cosa?”
“Come vedi, tengo la mia fidata frombola puntata alla testa del tuo simpatico amico…” cominciò Cuthbert e, quando Depape non sepppe trattenere un moto di disagio contro il bancone, la voce di Cuthebert si alzò in una scudiscia in cui non c’era niente di inesperto. “Fermo! Un’altra mossa e sei un uomo morto”.
Depape si paralizzò, con la mano insanguiata sulla camicia appiccicaticcia di resina.
[...] Cuthbert abbassò la voce al precedente volutme colloquiale, per non dire giocoso. “Se mi spari, la sfera parte e muore anche il tuo amico”.
“Non ci credo” ribattè Reynolds, ma non gli piacque il tono della propria voce. C’era del dubbio. “Nessuno sarebbe capace di un tiro così”.
“Perché non lo lasciamo decidere al tuo amico?” replicò Cuthbert e alzò di nuovo la voce in un saluto giovale. “Ehilà occhialetti! vuoi che il tuo socio mi spari?”
“No!” strillò Depape sull’olto del panico. “No, Clay! Non sparare!”.
“Allora è uno stallo”, concluse Reynolds perplesso. E subito dopo la perplessità si trasfmormò in orrore per l’apparizione della di un coltello enorme che gli si posò sulla gola. Gl schiaccio la più delicata appena sopra il pomo d’Adamo.
“No che non lo è” mormorò Alain. “Metti giù la pistola, amico mio, altrimenti ti taglio la gola”.

Stephen King
Saga de “La Torre Nera”, Quarto libro: La Sfera del Buio.

Buonismo Relativo

Quando un individuo inizia ad Essere, non è ne buono ne cattivo. Cresce ed il risultato delle esperienze vissute, mescolate ai fattori ambientali e sociali determinano ciò che sarà poi. Il Carattere, a quanto mi hanno detto, si forma attorno ai 2-3 anni, per cui un bambino a 2-3 anni, non è sicuramente Cattivo. Un bambino non sa nemmeno cosa vuol dire essere un individuo Cattivo, per cui daremo per scontato, che crescerà Relativamente buono, fino a che qualcosa non si muoverà a fargli capire che essere buoni, alla fin fine, è solo una definizione derivante dalla Convenzione degli atteggiamenti scelti come comuni. Così, quei poveri illuminati che capiscono queste cose e ci arrivano prima degli altri, o semplicemente non fanno mistero sono definiti Cinici, Cattivi, Egoisti e tanti complimenti via dicendo. Il che si accetta anche, considerando che sempre rispetto alla morale comune e alla maggioranza, il comportamento diverso da Buono è etichettabile, in quanto NON consueto.

La consuetudine però, l’opinione della Massa, la Convenzione comportamentale, indicano che dev’esserci del buono in ognuno di noi, il che è possibile. E’ altresì possibile però che chi ha del buono dentro, l’abbia molto in profondità, tanto che esca un atteggiamento classificabile come convenzionale in modo talmente raro che si può considerare come Inesistente. Ciò detto, la gente non si accontenterà mai di vedere le cose come sono, ma dovrà fare in modo che le cose corrispondano alla visuale convenzionale. C’è gente che si porta a credere che c’è del Buono in tutti.

Passo successivo: la gente cercherà di convincere anche che quell’individuo in apparenza Cattivo, Cinico, Egoista, lo è solo in apparenza. In realtà , se si sforza [ che gentili le persone. Se ti sforzi di essere ciò che non sei, sei bravo. ] sarà ovviamente un individuo Buono.

Il problema nasce quando il Cattivo si dimostra per quello che è: reagisce alle situazioni a suo modo, a sua decisione, a sua scelta ed è chiaro che la sua Reazione, a prescindere da quale possa essere, NON sarà condivisa. Cosa succede qui?

La Gente dirà : “Ho perso tempo, ho pensato fossi buono e invece sei solo uno Stronzo”.

Ma pensa di meno e Vaffanculo vah.

R for Risposta

Non ho intenzione di aprire un dibattito, ma semplicemente esporre un prolungamento su ciò che ha scritto il buon Paolo.

L’affermazione dell’Io è la necessità primaria, ma è comprimario che quell’Io sia prima di tutto, condiviso e conosciuto, ovvero: Io esisto, ma in funzione di possibilità di esistenza degli altri. Nessuno esiste, se gli altri non fanno in modo che lui possa farlo. Da qui, assumono purtroppo, un certo valore i rapporti interpersonali. Purtroppo perchè ogni uomo dovrebbe essere un’isola, ma questo è un concetto che mi porterebbe a spiegare come vedo troppe cose, che sono anche un po’ beneamati fatti miei. Le regole comportamentali dei buoni rapporti: legare in qualche modo ad uno svariato livello di intensità [ da fiducia ad amore, piuttosto che odio e diffidenza ] e continuare su di una data linea di coerenza. Coerenza, dove Coerenza è anche abitudine, consuetudine, relativa consecuzione delle azioni che si hanno verso il prossimo interpersonale.

Un rapporto quindi di qualsiasi livello o coinvolgimento prevede che ci sia interazione tra due o più parti, permettendo che tutte le parti possano quindi arrivare ad affermare il proprio Io. Nessuno quindi esiste a senso unico, non essendoci interazione non ci sarà un’affermazione successiva dell’Io tra le parti e questo comporta un’unica e semplice conclusione: il termine dell’Affermazione dell’Io in quel contesto di rapporto interpersonale.

Successivamente, chiedersi perchè e percome un rapporto [ e uso questa parola non per sottolineare coinvolgimenti sentimentali, non siate così banali, vi prego ] debba funzionare o valga la pena essere portato avanti, perchè dedicare il proprio Tempo all’Affermazione dell’Io in quell’ambito, è scelta, non regola di Affermazione. Ognuno prova ad affermarsi verso qualcuno per cui riconosce un qualsivoglia possibile livello di interazione: vale a dire che se per una data persona non viene provata la necessità di affermarsi, nessuno si affannerà per farlo. E’ stupido sbracciarsi per qualcuno disinteressato.

Dialettica di Cortesia

Ogni persona, riguardo un qualsiasi argomento di cui possa avere una minima conoscenza, ha una propria convinzione di idee e pensieri formulati secondo i processi decisionali dell’indole che gli è sua. Ciò comporta ad avere un’opinione e avere un’opinione, significa poterla mettere in discussione: infatti, non porre in discussione le proprie opinioni equivale a venire etichettati come persone chiuse, inadatte al dialogo, stolte, cocciute anche se di fondo, si è di tutt’altro modo. Avere un’opinione costringe a doversi mettere nella situazione di doverla difendere dalle opinioni altrui, difenderla e dover anche arrivare a cercare di convincere gli altri della validità delle proprie parole. Comodo. Uno sviluppa un’opinione e deve, per cortesia, metterla anche in gioco. Cortesia dialettica nel dover quasi domandare permesso di avere un’opinione e poterla esprimere, perchè per educazione la propria opinione vale quanto l’altrui. Un cazzo, stilisticamente parlando. Voltaire: “non condivido le tue idee, ma morirei perchè tu possa esprimerle”, mi pare fosse così, la frase. Nobile, ma una stronzata gigante. Io ho un’opinione e proprio perchè ce l’ho, sono disposto a convincerti della validità delle mie idee, non a discutere delle tue: ogni idea nasce per essere esposta e condivisa, potenzialmente da tutti. E’ per mera cortesia che si ammette il beneficio del dubbio, frasi come “potrei sbagliarmi ma” oppure “secondo me è diverso” o ancora “io la vedo così” servono ad un solo scopo: esporre la propria idea in superiorità a quella del prossimo. In sostanza, si sminuisce il proprio punto di vista per poter fare sì che sia possibile esprimerlo e al contempo, non passare come persone chiuse e fossilizzate nelle proprie idee. Tutto questo è di un’ipocrisia senza fine: sminuire le proprie convinzioni per non passare come egoisti. Diamine, ma prima di far dire a me che la mia idea è sbagliata, abbi la decenza di mostrare la validità della tua.

Facile Ironia.

Si, per una volta fare facile ironia può andare bene. E dopotutto, quale più facile ironia del contesto Uomo Vs Donna?
Andiamo per gradi.La donna ha l’origine delle colpe, vedi peccato originale. Si dice p***a Eva, non Adamo.
E come colpisce le donne, Dio? Tu partorirai con dolore. Già. Ma Dio non ha calcolato che colpendo così la donna, ha colpito anche Adamo: il Ciclo è la punizione di Dio agli uomini di buona volontà. E qual è l’unico modo che ha l’uomo di buona volontà per liberarsi dal ciclo? La gravidanza, che è anche peggio, senza dubbio. 3 febbraio, 4 di notte, voglia di fragole. L’uomo dopo essere stato svegliato per via di un’insana volontà di fragole, esce e va a cercarle. torna dopo averle trovate, e la donna gli farà notare qualcosa come “ma non pensi al bene del bambino? cehe fragole vai trovando a febbraio? Padre irresponsabile!”… ma almeno, dio ci ha dato la Play.
Eva, nasce dalla costola di Adamo. Dite che una donna, potendo scegliere, non avrebbe preferito un osso più vicino al cervello, tipo chessò, una clavicola?

Le donne ci invidiano l’intelligenza dal Medioevo. Dico medioevo perchè l’hanno scoperta in quel momento.
Dopotutto si dice Homo Sapiens Sapiens, non donna o femmina. Manco gli X-Men tralasciano la dicitura Homo, definendosi di razza Homo Superior.

In questi giorni, la corte europea ha deciso che ci dovranno essere sanzioni per coloro che non danno alle donne assunte, pari stipendio per parità di carica rispetto ad un uomo. Parliamone: ogni minoranza ha più tutela delle donne.

L’asse del Water è un problema delle sole donne. Rialzatelo voi dopo che avete finito, dannazione: noi potremmo tranquillamente farla nel lavandino, se ci girasse. E poi, quando fuori è il 3 febbraio e nevica, e fa un freddo animale, vorreste poter stare in piedi anche voi, ammettetelo.

Donne e macchine. E già. Avete mai visto una donna in ferrari? No, non gliele vendono. Sulle vetrine delle autorivendite della ferrari c’è un’etichetta tipo quelle dei cani, con una borsetta, ma la stessa scritta: io non posso entrare.
La donna in genere obietta che noi portiamo da nostra madre la roba da lavare. E’ vero. E sapete perchè? Perchè la donna, nel caso specifico la donna appartenente alla razza “vicina di casa” chiede interventi per le peggio cazzate di manutenzione. Chiodi, lampadine, trapani… e logico che l’uomo poi smisti alla madre le proprie cose. E’ sempre colpa della donna.

Ah, è semplice pensare che questa sia facile ironia. E’ anche facile indignarsi piuttosto che ridere.
E vi indignerete, perchè siete donne. E probabilmente avete il ciclo.

300.

300. 

Sarebbe piuttosto scontato fare una recensione del film e fare critica oppure dare pareri generali, cosa che hanno fatto talmente in tanti che dubito un post simile sarebbe anche letto. Quindi, che diamine scrivo su 300? che è stato uno dei film più tamarri che abbia mai visto? l’ho appena fatto. Su 300 non si può scrivere nulla che non sia già stato detto, perciò cercherò di scrivere qualcosa che possa almeno essere utile in qualche maniera, a capire un po’ il contesto delle vicende.

Innanzitutto, i persiani non erano uno o due milioni, come si lascia credere, ma circa 200′000. E’ anche difficile pensare che la popolazione dei territori, con tutte le guerre e le malattie che giravano, raggiungesse più di un milione sotto un impero, figuarsi un impero messo in guerra contante un milione o più di soldati: sta di fatto che comunque i greci erano decisamente soverchiati numericamente dai persiani di Serse, che seguiva ciò che iniziato dal padre, Dario.
Serse nel film, viene mostrato come un Re vestito di ori che si proclama dio, non combattente, ma che massacra i suoi stessi uomini e che offre generosamente le proprie risorse a chi gli è utile. Serse arrivato alle termopili, trovò un gruppo a sua difesa composto da circa 5000 persone, tra spartani ed alleati della grecia tutta, mentre le sue navi venivano tenute in scacco da quelle ateniesi, comandate da Temistocle. 5000 persone contro tutto l’esercito che Serse aveva tenuto a piedi, faceva pensare al re che proclama se stesso Dio, di poter vincere facilmente. Serse offrì ai Greci 5 giorni per ritirarsi, ma ovviamente, fu tutto rifiutato: così si iniziò a combattere e perfino i 10000 Immortali, la guardia di Serse, trovarono difficoltà nel battere gli Spartani ed alleati.

Quando Efialte disertò [ non fu quindi leonida a negargli il permesso di battersi ] e venne scoperto il passaggio, Leonida comprese cosa sarebbe accaduto e lì, nacque il mito dei 300. Leonida congedò tutti meno che gli spartani componenti la sua guardia, e rimase a battersi.

Nota ironica: la più cocente sconfitta conosciuta dall’Esercito Spartano fu inflitta loro dallo Hieros Locos, il Sacro Esercito di Tebe.

 

300

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